La signora della porta accanto
di François Truffaut (titolo originale: La femme d’à côtè)
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“Né con te, né senza di te”
di Edoardo Adorno
La frase chiude il film e lo compendia. Già Ovidio, Catullo e Marziale avevano scritto, molti secoli fa, “Nec sine te nec tecum vivere possum”: evidentemente è una storia di sempre e qui si attinge a una dimensione universale. Questo film parla dell’irrazionale e sfuggente potere fisico e psicologico dell’amore, della incontrollabilità della passione e del potere autodistruttivo dell’eros.
Due giovani amanti si lasciano disperati, ma il loro amore non è spento. Si ritrovano dopo otto anni, ormai felicemente sposati, perché diventano casualmente vicini di casa. Vorrebbero sfuggirsi, ma vengono riafferrati da quel sentimento che già aveva tentato di divorarli (lei aveva persino tentato il suicidio). Impotenti, sono trascinati nel vortice della loro passione impossibile e ben presto si rendono conto che quell’amore sconvolge non solo le loro vite coniugali, ma la loro stessa esistenza: non sanno controllarlo e ne sono vittime.
Come raccontare questa storia senza farne solo un romantico film di genere, con i soliti luoghi comuni sull’amore e sull’Eros? Come aiutarci a penetrare più in profondità nel mistero di quella voragine che si apre in noi quando amiamo? Truffaut evita sia il punto di vista del narratore impersonale (non ci avrebbe coinvolti) sia il racconto interno ad un protagonista (è importante che noi non parteggiamo per l’uno o per l’altra perché altrimenti non capiremmo il dramma): sceglie quindi lo sguardo di Odile. Lei stessa ha amato tanto e così disperatamente da subirne le conseguenze: è perciò legittimata a raccontare la storia da ‘sopravvissuta’ con una compassione e una empatia che nessun altro avrebbe potuto avere. Così la cornice del film diventa uno specchio della storia, visto che anche la narratrice viene raggiunta dal suo amante d’un tempo che vuole rivederla.
Truffaut ‘stringe’ le inquadrature, riduce al minimo il numero dei personaggi, usa musiche belle ma discrete e ci aiuta così a concentrarci, a scendere in profondità, a misurarci con questa storia.
Siamo riusciti a sfuggire a qualche passione divorante e siamo ora ‘felicemente sposati’? O ci siamo lasciati travolgere e abbiamo pagato il nostro prezzo alla potenza dell’eros? Qualunque sia la nostra scelta e la nostra storia, il film ci stana, ci coinvolge e ci interroga: è meglio il falò della passione o una piccola fiamma che dura? Rimpiangiamo “l’amore che strappa i capelli” o ci basta “qualche svogliata carezza e un po’ di tenerezza”? Truffaut ci cattura con la sua arte mascherata di semplicità, creando momenti allusivi e simbolici: si sentono di notte i terribili versi dei gatti e Bernard spiega -“Lottano”-, ma sua moglie subito lo corregge -“No, fanno l’amore come dei selvaggi”-; i due amanti si cercano più volte simultaneamente al telefono e ovviamente lo trovano entrambi occupato (mirabile metafora di una incomunicabilità paradossale, di una felicità irraggiungibile proprio perché la ricerchiamo troppo intensamente).
Il film gioca, insomma, su più piani di lettura mostrandoci la realtà come di scorcio, giocando con gli sguardi: quelli intensi e ravvicinati del regista sui protagonisti e quelli degli amanti che, attraverso una porta, o una finestra, si osservano, si cercano, si spiano.
Ineluttabile il finale. Il virus letale di quest’amore folle ha fatto il suo lavoro: ormai non resta che la grigia cronaca di un freddo referto medico che non potrà mai capire questa realtà. Ma l’amore uccide. Lo fa ancora adesso. Lo ha sempre fatto. Per capirlo bisogna cercare tra le notizie di cronaca quelle sconvolgenti vicende di amore e morte che tanto spesso non comprendiamo. Tra i film di ambientazione (Hitchcock) e quelli di personaggi (Renoir); tra i film che raccontano una storia (Lumière) e quelli che esprimono idee (Delluc) è possibile una riconciliazione. Parola di Truffaut. Questo film mi ha dimostrato che la sua non era solo una teoria.
- Edoardo Adorno è Preside del Liceo Scientifico “Quadri” di Vicenza, collabora con il Cineforum Alto Vicentino 2001.

3 Marzo 2008 alle 11:16
[...] ALTO VICENTINO 26, 27, 28 febbraio 2008 La signora della porta accanto di François Truffaut “Né con te, né senza di te” di Edoardo [...]
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