Scoop

di Woody Allen

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Un disincantato e incalzante balletto comico
di Fabio Giaretta

Con Scoop, frizzante commedia che ha la struttura di un giallo e l’incalzante ritmo di un balletto - non a caso uno dei temi musicali che ritorna più volte nel corso del film è tratto da “Il lago dei cigni” di Ciaikovskij - Woody Allen stempera i toni cupi e lividi di “Match Point”, ma non rinuncia ad offrire una sua disincantata visione del mondo.
Un elemento onnipresente in tutta l’opera di Allen è il rapporto con la morte, con l’assenza di Dio e con l’aldilà, e “Scoop” non fa eccezione. La morte compare qui fin dall’inizio: il film si apre con il funerale di Joe Strombel, brillante giornalista, celebre per i suoi scoop, che poco dopo vediamo a bordo di una scricchiolante barca avvolta dalla nebbia e condotta dalla morte, rappresentata secondo l’iconografia medievale: incappucciata e con la falce. Immagine questa, ispirata anche a “Il settimo sigillo” di Bergman, uno dei maestri di Allen, e già presente in “Amore e guerra”.
La barca viene inquadrata in campo medio, mai in campo lungo. Attraverso questa scelta registica, Allen schiaccia la prospettiva sull’imbarcazione, escludendo in questo modo dall’orizzonte qualsiasi apertura trascendentale. Neppure la morte chiarisce qualcosa. Quando Strombel le chiede dove sono diretti, essa resta impassibile e muta. «Non dà risposte, ho già provato», commenta in modo lapidario un’altra defunta, che scopriremo essere la segretaria di Peter Lyman, ricco e rampante giovanotto dell’alta società inglese.
Il finale riprende in modo circolare l’inizio: il maldestro e buffo prestigiatore Splendini, interpretato in modo irresistibile da Woody Allen, dopo essere morto in un incidente stradale, si ritrova nella barca guidata dalla morte e diretta chissà dove, a sciorinare i suoi trucchi agli altri defunti per l’eternità. Pur scegliendo toni ilari e scanzonati, Allen non offre quindi nessuna soluzione rassicurante sulla vita dopo la morte. In questo aldilà si sente tutto il peso dell’assenza di Dio.
Per quanto riguarda l’aldiquà, rispetto a “Match point”, “Scoop” presenta apparentemente una visione meno fosca. Là Allen offriva uno sconsolato rovesciamento di “Delitto e castigo”, in quanto Chris, l’ambizioso ex-tennista disposto a tutto, anche all’omicidio della scomoda amante, interpretata da Scarlett Johansson, pur di conservare la posizione sociale raggiunta, riusciva a farla franca grazie all’aiuto del caso, evitando così il castigo. In “Scoop” invece Peter Lyman, parente stretto di Chris, e capace come quest’ultimo di arrivare ad uccidere pur di non compromettere il suo status sociale, viene smascherato grazie alle soffiate dello spettro di Joel Strombel e grazie alla maldestra ma tenace indagine di Splendini e della giovane e inesperta aspirante giornalista Sondra Pransky, interpretata in modo perfetto dalla Johansson, che dimostra di avere anche un notevole temperamento comico. Eppure anche qui “Scoop” si mostra meno conciliante di quanto sembrerebbe a prima vista. Come in “Match point” le azioni degli uomini appaiono frequentemente guidate da un lucido arrivismo e spesso, nei rapporti umani, manca una vera autenticità e sincerità. E questo non riguarda solo Peter Lyman. Joe Strombel fugge varie volte dall’aldilà non tanto per amore della verità, ma per catturare un ultimo sensazionale scoop. Sondra si inventa un’identità fittizia che solo alla fine viene meno e in un’esilarante scena finisce a letto con il regista che dovrebbe intervistare, senza peraltro riuscire a ottenere l’agognata intervista. Lo stesso Splendini si finge il padre di Sondra e nell’allestire i suoi numeri non fa che ripescare frasi fintamente autentiche da un repertorio sempre uguale.
Certo alla fine di “Scoop” trionfa la giustizia, ma è soltanto un caso, un colpo di fortuna del tutto simile a quello di Chris in “Match Point”. I grandi comici, anche quando ti fanno morire dalle risate, affrontano sempre questioni terribilmente serie.

  • Fabio Giaretta è Laureato in Lettere moderne, collabora con la pagina culturale del Giornale di Vicenza.

1 Commento a “Scoop”

  1. TOM scrive:


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