Still life
di Jia Zhang-Ke
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Alla ricerca di un presente
di Alberto Zanon
In “Still Life” le vicende prese in esame si pongono come momenti sintomatici di una condizione collettiva, vista non tanto come il luogo che ospita lo svolgersi della trama, ma come soggetto reale della narrazione.
Jia propone una vera e propria analisi della stratificazione dei differenti rapporti sociali che tessono la vita in quella Cina che è presa in un movimento a in cui essa un po’ partecipa attivamente, ed al quale un po’ si vede obbligata ad adeguarsi. Si tratta spesso di un mutamento inarrestabile che viene da altrove, qui appunto la diga quasi mai inquadrata, in cui sono presi i differenti strati che compongono la società cinese: la condizione migrante degli operai, i problemi dei minatori, il funzionamento della burocrazia cinese, il mondo dei poveri di Han e quello più borghese a cui appartiene Shen Hong, le pratiche matrimoniali o i rapporti di parentela divisi tra arcaismo e modernità estrema, le gang di giovani sbandati che mimano i film di Hong Kong mostrano i diversi modi in cui la trasformazione prende corpo, oscillando tra la distruzione del passato (le case abbattute) e il riempimento incombente (il grande bacino che tutto sommergerà). Ma, se in Jia si tratta sempre di dare voce a un passato occultato ai non cinesi, se si tratta sempre di ricostruire da dentro il movimento di una scansione storica, qui i protagonisti, come forse, intimamente ed inconsapevolmente, al contempo, il loro paese, sono presi anche in un singolare movimento riflessivo, sono presi in un vuoto in cui si manifesta la necessità di riorganizzare il legame tra passato, presente e futuro. La loro ricerca, assomiglia dunque ad un equilibrismo, emblematicamente illustrato dal funàmbolo che si libra tra le rovine con cui il film si chiude. Questa implicitazione riflessiva del rapporto tra vicende illustrate e organizzazione del visibile, si manifesta nella costruzione formale con cui il film tende a rendersi coerente con le sue ragioni tematiche. La camera, spesso in un movimento orizzontale, si fa infatti esercizio fluido dello sguardo, in cui essa partecipa, nuotando nel tempo come nello spazio, alla manifestazione effettiva di questo presente che sta per essere riempito, come la gola dall’acqua. E appunto la gola, come il presente della Cina e di questi suoi abitanti, prende la forma di un enorme specchio d’acqua chiuso su di sè, circondato da montagne il più delle volte affondate nella nebbia, in cui tutto sembra fluttuare senza senso, e la musica, quanto il movimento della camera, lo sottolinea, soprattutto nelle canzoni-nenia, in cui l’essenza affettiva di queste vicende, sottratta al visibile, sembra ritornare nell’invisibile sonoro. Tutto sembra librarsi, fluido e incerto, per più versi quasi immobile, anche se singolari segni di un altrove vengono a manifestarsi (una torre che prende il volo, un oggetto volante non identificato che attraversa il cielo). Ma, nella noia e nell’inquietudine di questo troppo vuoto-troppo pieno, forse per Jia una possibile felicità, in questo presente sospeso ed incerto è possibile trovarla, nella vicenda del misero minatore alla ricerca della moglie e della figlia da lungo tempo scomparse.
È infatti alla descrizione dei momenti di pausa degli operai che Jia sembra affidare una ricerca di una felicità nell’immagine e nel colore, un mondo descritto da un occhio che incrocia Antonioni e il pittore Hopper. Nell’esaltazione luministica dei poveri oggetti quotidiani, o dei corpi degli operai al riposo, mise en abime ed esercizio di rammemorazione dei grandi olandesi, con cui Jia mostra anche di saper guardare ai più noti Hou sia sien o Wang Kar Wai, nel brusco contrasto barocco tra una luce esterna intensa un interno spesso tenebroso, “Still Life” sembra suggerire una possibile via di fuga verso il presente, e non dal presente, nella pratica dell’arte della luce e del tempo che si fanno materia.
- Alberto Zanon è Dottore di ricerca in Filosofia politica a Padova, si è laureato in Filosofia con tesi su Deleuze e il cinema.

30 Gennaio 2008 alle 18:49
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